N. 9 (2023): Ricerche per Lidia: il femminismo nelle arti visive, nel corpo, nelle migrazioni, nella fantascienza, nel presente e futuro interspecie - volume 2
Articoli

L'"orrenda progenie" di Lidia Curti: madri mostruose e corpi trasgressivi

Serena Guarracino
Università dell'Aquila
Biografia

Pubblicato 2023-12-20

Come citare

Guarracino, S. (2023). L’"orrenda progenie" di Lidia Curti: madri mostruose e corpi trasgressivi. De Genere - Rivista Di Studi Letterari, Postcoloniali E Di Genere, (9). Recuperato da https://degenere-journal.it/index.php/degenere/article/view/192

Abstract

Gli echi di Frankenstein sono percepibili in diverse questioni fondamentali legate agli studi femministi e queer di oggi. Il lavoro di Lidia Curti è stato a suo modo profetico del modo in cui gli archetipi di Mary Shelley sono presenti negli attuali dibattiti sul genere, la creatività e il corpo; inoltre, funziona come un potente antidoto alle problematiche portate della politica delle identità applicata alla letteratura e alle arti. Partendo dalle sue riflessioni su Frankenstein, questo contributo intende mostrare la rilevanza contemporanea del suo pensiero mettendolo in dialogo con due riscritture dell’opera di Shelley: Poor Things (1992) di Alasdair Gray e Frankissstein (2019) di Jeannette Winterson. Entrambe sono istanze dell’“orrenda progenie” di Frankenstein, che cannibalizzano perpetuando il suo costante intreccio con il presente; atti di omaggio e di dissacrazione, risuonano dell’approccio di Curti all’opera canonica di Shelley e del suo metodo dissidente ma rigoroso di lettura dei classici.